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Stadio delle Aquile: apriamo un dibattito PDF Stampa E-mail
Scritto da Giancarlo Governi   
Martedì 27 Febbraio 2007 00:00

Una proposta al Presidente Claudio Lotito

di Giancarlo Governi da CittaCeleste del 27-02-2007

Dopo i fatti di Catania e il dibattito sulla sicurezza negli stadi, Lotito, che da tempo si batte per costruire uno stadio di proprietà ha, come era naturale, riproposto il problema. Una società quotata in borsa come la Lazio non può contare soltanto sulle entrate dei diritti televisivi ma deve patrimonializzare, per questo ha bisogno di uno stadio proprio, inserito in una struttura polivalente
che possa anch’essa produrre reddito. Lotito ha fino ad ora ricevuto le stesse risposte negative che avevano ricevuto tutti coloro che prima di lui si erano battuti per uno stadio proprio: il presidente della Roma Dino Viola negli anni Ottanta e il presidente della Lazio Sergio Cagnotti alla fine dei Novanta. Il primo voleva costruire lo stadio alla Magliana e il secondo alla Bufalotta. La loro idea andava a cozzare infatti con la presenza di due stadi nella città: l’Olimpico e il Flaminio.
La risposta di Lotito, per quanto riguarda l’Olimpico è questa: non si tratta di uno stadio di calcio, troppo grande e dispersivo, con scarsa visibilità in tanti settori. Per questo ha rifiutato l’offerta del Coni di una cogestione dello stadio insieme alla Roma. Ora Lotito propone di andare fuori del comune di Roma: a Riano, a Fiumicino o a Valmontone. Nel caso di una uscita da Roma, Valmontone dovrebbe essere la zona più idonea, disponendo di un’area attrezzata dedicata al tempo libero tra le più importanti d’Italia, mentre in altri luoghi lo stadio si insedierebbe in un vero e proprio deserto nel quale qualcuno dovrebbe portare le necessarie infrastrutture. Molti tifosi però storcono la bocca di fronte a una idea di trasferire fuori Roma la squadra più romana, quella più antica. E costoro vorrebbero che venisse presa in seria considerazione l’offerta del Sindaco Veltroni dello stadio Flaminio ristrutturato, con la possibilità di creare un’area laziale polivalente contigua all’Auditorium, che è diventato una struttura piena di vita a tutte le ore di tutti i giorni, anche quando non c’è spettacolo. E la vicinanza appunto dell’Auditorium potrebbe tenere viva anche la struttura stadio. Uno stadio vivo, proprio nell’area dove sorgeva anticamente la Rondinella, il campo dove giocarono i Piola e gli Sclavi, per una tifoseria attiva e fiera delle sue origini e della sua storia. Ma anche il partito dello stadio fuori Roma vanta solidi argomenti. Sarebbe importante, in questo momento, che Lotito aprisse il dibattito, confrontandosi non soltanto con la tifoseria ma anche con la società civile e con la cultura della Capitale. Anche perché la Lazio appartiene, al di là
della proprietà azionaria, a Roma, alla sua storia e alla sua cultura.
Giancarlo Governi

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